11 settembre 2026. 1 – Quei giorni, quel dibattito … da rileggere
Di nuovo quella ricorrenza, che un pò ha cambiato il nostro mondo. E ancora oggi, tra le follie dei potenti e l’incapacità intellettuale, morale ed economica della nostra deleritta Europa, respiriamo quell’atmosfera di sfiducia e insicurezza che pervade questo nostro meraviglioso e triste pianeta.
Prendo spunto dalla bella iniziativa del Corriere e inserisco ancora ulteriori pagine scritte in quei giorni. Oriana Fallaci e Tiziano Terzani non sono più con noi ma le loro parole e quelle degli altri che in quel periodo intervennero suonano quanto mai drammaticamente attuali.

L’11 settembre, oltre allo shock per l’impensabile e imprevedibile atto terroristico, produsse in Occidente il timore di una guerra di civiltà come preconizzato dal politologo Samuel Huntington (1927-2008).
Terzani è morto il 28 luglio del 2004 a Orsigna (Pistoia); Fallaci a Firenze il 15 settembre 2006. Quasi tutte le parole-chiave del dibattito politico-culturale italiano dei venticinque anni successivi sul multiculturalismo, l’immigrazione e il concetto di identità sono già scritte in quegli articoli che uscirono tra il 29 settembre e il 17 ottobre 2001.
La discussione sulla legittimità dell’intervento militare in Afghanistan generò negli Stati Uniti un forte patriottismo e in Europa la domanda se l’Occidente dovesse difendere una propria identità alternativa all’affermarsi di un generico multiculturalismo.
Il Corriere della Sera pubblicò il 29 settembre un lungo articolo di Oriana Fallaci dal titolo La Rabbia e l’Orgoglio, quasi un «sermone», come lo definì la stessa Fallaci, che ruppe dieci anni di silenzio. L’occidente e l’Europa venivano accusati di debolezza, ipocrisia, masochismo e l’Italia di viltà: «Ma non vi importa nulla della dignità? Non ce l’avete un po’ di orgoglio, pecoroni?». Scriveva. L’articolo produsse dibattito intenso innescando un confronto con altre firme.
Poi quella di Terzani fu una vera e propria risposta alla Fallaci. I due erano fiorentini e si conoscevano direttamente. Terzani sceglie due figure simboliche per risponderle: il potere e la spiritualità, il sultano e San Francesco, cioè la possibilità d’incontro tra i diversi. Si rivolge direttamente alla collega affermando che, di fronte a una simile tragedia, bisogna «dubitare» (termine che Sartori attaccherà una settimana dopo), distinguere, capire le cause. Egli ritiene che identificare l’Islam con il terrorismo alimenti il fenomeno che si vuole combattere generando una crociata. È la logica che lo porterà, nei mesi successivi, a scrivere reportage dal Pakistan e dall’Afghanistan, testimonianze poi raccolte nel volume “Lettere contro la guerra”. Ma per Fallaci, una «crociata» era già in atto da anni da parte dell’Islam contro l’Occidente.
La posizione di Fallaci, di Sartori e di Zincone era quella di un Occidente sotto attacco che doveva reagire, rifiutando il relativismo e difendendo l’identità occidentale, anche militarmente. Quella di Terzani, con Eco, Maraini e altri, era di comprendere le cause, evitare la guerra di civiltà, non identificare l’Islam con il fondamentalismo, aprirsi al multiculturalismo e lasciare da parte il patriottismo.
Poi, dopo qualche anno, Fallaci scrisse Il nemico che trattiamo da amico (16 luglio 2005). Nel lungo articolo la giornalista ricorda con fierezza i suoi quattro anni di battaglia contro il «Mostro» e quanto gli è costato: «Incominciai con La Rabbia e l’Orgoglio. Continuai con La Forza della Ragione. Proseguii con Oriana Fallaci intervista sé stessa e con L’Apocalisse. E tra l’uno e l’altro la predica Sveglia, Occidente, Sveglia. I libri, le idee, per cui in Francia mi processarono nel 2002 con l’accusa di razzismo-religioso e xenofobia».
Fallaci e Terzani ebbero anche una corrispondenza su questi temi, corrispondenza che non ebbe seguito. Poteva essere interessante approfondire le ragioni delle due posizioni, ma quando Terzani inviò a Fallaci una copia con dedica del suo Lettere contro la guerra (Longanesi), lei gliela rispedì indietro e lui si offese.
Di seguito l’elenco degli articoli pubblicati in quei giorni dai quotidiani (che potete leggere integralmente) e in ultimo l’intervento di Oriana Fallaci in seguito all’attentato terroristico del 2005 di Londra. Dai link arrivate all’articolo completo.
La Rabbia e l’Orgoglio
Corriere della Sera 15 settembre 2001
Oriana Fallaci
Ma il dolore non ha una bandiera
Corriere della Sera 5 ottobre 2001
Dacia Maraini
Le guerre sante passione e ragione
La Repubblica 5 ottobre 2001
Umberto Eco (1932-2016)
Il Sultano e San Francesco
Corriere della Sera 8 ottobre 2001
Tiziano Terzani
Il profeta guerriero e quel tè nel bazar (poi in Lettere contro la guerra)
Corriere della Sera 15 ottobre 2001
Tiziano Terzani
I coltivatori di dubbi e la spada di Oriana
Corriere della Sera 17 ottobre 2001
Giuliano Zincone
Il soldato di ventura e il medico afghano
Corriere della Sera 31 ottobre 2001
Tiziano Terzani
L’ospedale dei disperati e il talebano con il computer
Corriere della Sera 16 novembre 2001
Tiziano Terzani
Il venditore di patate e la gabbia dei vecchi lupi (poi in Lettere contro la guerra)
Corriere della Sera 24 dicembre 2001
Tiziano Terzani
Uditi i critici ha ragione Oriana
Corriere della Sera 4 febbraio 2002
Giovanni Sartori (1924-2017)
La bandiera italiana, simboli trascurati e il grido della Fallaci
Corriere della Sera 4 febbraio 2002
Sergio Romano
Il nemico che trattiamo da amico
Corriere della Sera 16 luglio 2005
Oriana Fallaci