La cultura della destra
Ho sempre considerato Cardini, il mio professore di storia medievale (ricordi? Il corso monografico e il mio esame da 30 e lode a Firenze) un po’ troppo a destra. Ma devo riconoscergli sempre una lucida analisi dei fatti e un’interpretazione dell’oggi oggettiva e coerente con ciò che la storia dovrebbe insegnare.
In questo 23 dicembre 2025, giorno del mio 65° compleanno, quindi a molti anni da quei giorni tristi e felici dell’università, leggo con soddisfazione quanto dichiara il prof in merito alla accozzaglia politica che sta governando il belpaese. Quindi penso che la destra a cui fa riferimento Cardini (e altri) è quella che oggi servirebbe per poter continuare a vivere in democrazia e opporre argomenti concreti in grado di arginare i tecnocrati che sono al potere e che cambieranno le regole: altrimenti vivremo senza la democrazia.
Nell’intervista a Repubblica il prof parla dell’immobilismo intellettuale della destra e critica la sua mancanza di profondità, l’eccessiva dipendenza da schemi ideologici, la mediocrità culturale: una condizione da “encefalogramma piatto”, una cultura politica che legge quasi solo Tolkien. Questa destra non affronta seriamente la storia e la cultura, ma si limita a slogan.