2019. Primo gennaio
Mi sento affine a quando dichiarava Gramsci nel 1916. Un giorno è un giorno e non esiste nessun motivo per proclamarne uno migliore di un altro. Abbiamo tutti, tutti i giorni diritto a decidere di essere felici. Cero è che esistono momenti simbolici nella nostra vita e la conclusione di un periodo, una stagione, inverno o primavera, un qualsiasi segmento di tempo che scorre, porta con se significati. E’ a ciclicità del tempo che ci è dato o è la dimensione dello spazio tempo che abbiamo? Sono corsi e ricorsi storici per dirla con Vico? Abbiamo troppe domande che aspettano una risposta, e non riusciremo a scriverle tutte, le risposte. Tanto vale rinunciare. Oppure essere conspevoli. Di cosa? Della grande fortuna che abbiamo grazie a quanto la nostra coscienza e la nostra mente ci possono offrire. Ma attenti alla mente, è concentrata sul nostro ego e sulla nostra dimensione fisica. Ma siamo fatti anche di altro. E abbiamo tutto il diritto di essere felici, ma dobbiamo sforzarci di ampliare il volume della felicità massima che possiamo sopportare. Non a caso di recente circola un neologismo, cherofobia, ancora non riconosciuto dalla psicologia, per definire la paura di essere felici. Ecco qua, ancora una volta la mente che ci tiene sotto il suo formidbile giogo.