Mare e Parco. Comunicato stampa. 11 febbraio 1996

Mare e Parco. Comunicato stampa. 11 febbraio 1996

Uno degli argomenti più usati da chi è contrario a qualsiasi tipo di Parco è quello del mare: o meglio dei presunti vincoli imposti sul mare, che ci impedirebbero di attraversarlo, di fare il bagno lungo le spiagge, di pescare a bolentino, con il palamito o prendere qualche polpo.

Questi argomenti hanno fatto molta presa sui tanti elbani abituati a vivere un rapporto quotidiano con il mare.

Come per tutti i parchi istituiti o da istituire nel nostro paese, il Ministero dell’Ambiente fa la proposta sui confini; per quanto ci riguarda il Ministero, nelle proposte fin qui messe in circolazione ha suggerito l’inserimento delle aree marine antistanti le isole di Montecristo, Giannutri, Gorgona, Pianosa e Capraia, confermando di fatto i vincoli già esistenti per quei tratti di mare (DL 1/9/88, DL 21/7/89, DL 1/9/89, DL 29/8/90), ma non ha avanzato nessuna proposta di inserire il mare dell’isola d’Elba.

Quindi tutte le preoccupazioni dei pescatori e tutte le paure degli appassionati della pesca circa i presunti vincoli presenti nel mare che ci sarebbero, come si dice, se verrà il parco, possono tranquillamente essere messe da parte perchè nel mare il parco non c’è.

Ci sono comunque le leggi che già impongono delle limitazioni sulle attività di pesca, parco o non parco, che troppo spesso non vengono rispettate e c’è, anche all’Elba un piccolo parco: la zona di tutela biologica delle Ghiaie.

Ma se ci vogliamo raccapezzare un pò meglio nella materia, vediamo quali sono le leggi che regolamentano le zone di protezione marine e cosa succede dentro di esse.

Le aree protette marine sono state introdotte per la prima volta dalla legge n. 979 del 1982, che individuava 20 riserve marine da istituire. Ad oggi risultano essere istituite solamente 7 riserve: Miramare, Ustica, Isole Tremiti, Isola dei Ciclopi, Isole Egadi, Capo Rizzuto, Torre Guaceto; di fatto solo le prime due sono effettivamente funzionanti, poichè solo per esse è stato emanato il regolamento di esecuzione.

In seguito, la legge 394/91, ormai famosa sul nostro scoglio, indica all’art. 18 e 19 le procedure per l’istituzione delle arre protette marine e stabilisce le forme della loro gestione in conformità a quanto già previsto dalle precedente legge 979/82.

La differenza fondamentale tra l’istituzione di un parco marino e di uno terrestre è che nel primo caso il Ministero può perimetrare il parco dopo il parere della Regione, nel caso della riserva marina invece è obbligato a chiedere il parere ad ogni comune: per questo dato che non ci sono proposte in questo senso del ministero, ai comuni elbani non è stato richiesto nessun parere!!!

Ma cosa succede nel mare quando è protetto. La normativa stabilisce che la zona perimetrata si divede in tre fasce: A, B, C.

Come sempre si parte dalla zona A che è massima protezione; ma va subito detto che ci debbono essere seri motivi scientifici e ambientali per classificare le zone A; qui è vietata la pesca, la navigazione e in alcuni casi può essere vietata anche la balneazione. Nelle zone B e C in genere è vietata la pesca sia professionale che sportiva, che però può essere consentita ai residenti, è anche vietata la pesca a strascico. E ‘ opportuno considerare che per ogni area debbono essere calibrati i diversi vincoli e le eventuali deroghe agli stessi, per cui nel caso del nostro arcipelago i vincoli dovrebbero essere calati nella realtà ambientale e culturale delle diverse isole.

Ma torniamo alla nostra isola e al suo mare che, come abbiamo detto, non rientra nel perimetro del parco proposto dal Ministero. Anche noi abbiamo però il nostro piccolo parco. La riserva delle Ghiaie può essere considerata come una zona B di un parco marino; l’unico divieto è quello della pesca, ci si può navigare, fare il bagno, andare sott’acqua. Il divieto di pesca li vigente ha fatto sì che la zona sia diventata una prosperosa balia per i molti pesci che da lì si diffondono nell’intera area, aumentando le possibilità di pesca anche al di fuori della zona vietata. Anche questo è uno degli obiettivi delle riserve marine, non solo quello di proteggere l’ambiente o il mare.

Su questo argomento, sul mare, molto hanno giocato i piloti della disinformazione, gli irriducibili contrari a ogni tipo di parco, ma, in questo caso la gente è stata presas in giro, perchè il mare non c’è e non è mai stato proposte nei documenti ufficiali. E se venisse avviato l’iter di istituzione, come prevede la legge, non si imporrebbero vincoli assoluti, come abbiamo dimostrato.

Nel resto d’Europa sono molti i paesi che hanno puntato sulle arre protette, anche marine: Irlanda con ben dodici riserve marine, la Grecia, il Portogallo, e basti pensare alla vicina Corsica, dove i pescatori partecipano alla gestione delle riserve. Non sarebbe la tragedia di cui spesso si parla se venissero create limitate zone di protezione,  magari calibrando i vincoli in base alle diverse realtà ed esigenze delle popolazioni.

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