Elba. Comunicato sulle attività estrattive. 30 settembre 1996.

Elba. Comunicato sulle attività estrattive. 30 settembre 1996.

Entrando nel merito del dibattito relativo a ipotesi di nuove escavazioni all’Elba in generale e nel territorio marcianese in particolare vorremmo  proporre alcune riflessioni.

Le attività estrattive debbono rispettare in tutto il territorio nazionale quei criteri di localizzazione e ripristino (in corso d’opera e finale) compatibili con il minimo impatto ambientale,  ampiamente previsti dalle norme vigenti in generale.

Per quanto riguarda l’Elba, alla normativa di settore si aggiungono tutte le prescrizioni relative al vincolo paesaggistico.

Le attuali attività estrattive esistenti sull’isola non brillano sicuramente per il rispetto delle norme già previste.

Questo è imputabile, come in tutta Italia, a varie cause, dalla frammentazione delle amministrazioni preposte al rilascio delle autorizzazioni in un eterno scaricabarile che si regge su anacronistici conflitti di competenze, alle continue furbizie imprenditoriale in barba all’ambiente ed alle sue esigenze. Tutto ciò crea un clima di incertezza che favorisce enormemente le coltivazioni da rapina.

Come ormai si fa da anni in Europa anche nel nostro paese e quindi anche all’Elba è opportuno favorire un sano competente tavolo di confronto in un clima di rispetto fra la salvaguardia ambientale e l’esercizio di sane, rispettose e  ben pianificate attività estrattive localizzate nei siti appropriati.

Tutto questo, ovviamente,  prescinde dal Parco. Crediamo che il Parco dovrà programmare una serie di interventi per promuovere una nuova cultura nelle attività estrattive ; in esso dovranno trovare posto le attività economiche tradizionali del territorio e fra queste vi sono le attività estrattive.

Consapevoli che le monovalenze economiche sono un grande rischio per il territorio, crediamo che questo sia l’unico modo per uscire da un immaginario collettivo sempre più orientato verso il turismo e che spesso rifiuta pregiudizialmente quelle attività  che sembrano destabilizzarlo

Questa nuova cultura non è una nuova invenzione ma è quella che in tutti i paesi europei governa da anni e concilia ambiente e miniere.

Per quanto riguarda il dibattito sviluppatosi recentemente su possibili altre ipotesi di escavazione, crediamo che  individuare nuove attività minerarie nel territorio compreso tra i comuni di Marciana e Marciana Marina sia al di fuori di qualunque ragionevole immaginazione e quindi pensiamo sia opportuno rigettare qualsiasi ipotesi di coltivazione.

Sull’isola vi sono altri siti che possono essere utilizzati per le attività estrattive, la zona del granito e le molte cave dismesse dove oltre alla coltivazione compatibile è anche possibile pensare a interventi di ripristino ambientale . In questo senso crediamo che il sindacato possa svolgere un ruolo fondamentale per le esigenze occupazionali del settore, stimolando anche le attività già in esercizio ad una maggiore attenzione nel ripristino ambientale in corso d’opera e finale. Non ci sembrano più i tempi in cui i ricatti occupazionali portano alla soluzione dei problemi.

Il movimento ambientalista è da tempo arrivato alla conclusione che non sempre le attività estrattive sono sinonimo di devastazione, ma certo non è pensabile prevedere nuovi siti di escavazione in zone di particolare pregio paesaggistico ed ambientale, in questo caso l’attività produttiva non sarà sicuramente compatibile.

WWF ARCIPELAGO TOSCANO

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