Parco delle isole toscane, servono fatti concreti. 17 marzo 1998.
Quali sono le aspettative per questo parco? Molte, forse troppe, ma tutte legittime. Sono stati anni difficili, di contrapposizione, a volte anche violenta, tra detrattori e favorevoli. Anni di informazione e di costruzione di una diversa sensibilità per la gestione del territorio.
Prima ci sono voluti molti decenni di discussione parlamentare per definire il quadro normativo. Finalmente nel 1991 arriva le 394, la legge quadro sulle aree naturali protette. Finalmente una legge, comunque. Un riferimento importante per quei parchi come il nostro nato prima, senza guide e riferimenti.
Ma queste sono cose difficili che vanno ad incidere su territori particolari. Altri paesi hanno affrontato la sfida della creazione dei parchi prima di noi contribuendo alla diffusione della cultura “dei parchi”. In Italia, prima della 394 non esiste una vera cultura dell’ambiente e dove, anche normativamente, l’unica attenzione ai beni ambientali è puramente estetica.
Ecco. Da oggi questo parco dovrà dare finalmente dei forti segnali di rinnovamento. La sfida è impegnativa. Non siamo in un area depressa del sud o dell’interno (anche se per alcune cose ci assomigliamo molto). Siamo in un contesto geografico unico: piccole isole alcune disabitate, e li la sfida, al di là di complicazioni burocratiche è facile; alcune antropizzate poco, ed anche in questo caso credo sia meno difficile dimostrare la positività di un area protetta; altre isole molto antropizzate: ed è qui la vera sfida. La sfida di dimostrare che il turismo fino ad oggi inteso ha manifestato e manifesta i suoi limiti.
Non è sostenibile dai territori insulari; produce solo consumo delle risorse naturali e sconvolge i fragili equilibri insulari, produce azzeramenti culturali enormi e gravi.
Ecco che il parco diviene un progetto di riconversione e di sviluppo per queste isole. Ma è necessario che muovendo i primi passi il parco dia chiari segnali in questa direzione.
Intervenire sui segmenti economici oggi marginali e un tempo presidi strategici dell’economia e del territorio: agricoltura, pesca e miniere. Oggi la sfida è trasformare in chiave moderna queste risorse produttive e inserirle nel tessuto economico. Queste le prime sfide. Eppoi già da subito qualità dei servizi: interventi continui e ciclici sulla rete sentieristica, realizzazione dei centri visita e di strutture che favoriscano i processi di occupazione e lavoro.
Aspettiamo ancora? Ci facciamo risucchiare dalle polemiche sul bilancio o abbiamo ancora aspettative che i cacciatori, che alcuni amministratori poco sensibili all’ambiente cambino opinione e stendano tappeti d’oro per i parchi?
Facciamo, dimostriamo. Con calma e pazienza, certo, ma ora cominciamo con i fatti.