Carmen Caruana Galizia e Sigfrido Ranucci
E’ impressionante leggere il numero dei giornalisti nel mondo uccisi perché svolgono con passione il loro lavoro: circa 100 ogni anno.
Prima diffamati, querelati, sotto processo, lasciati soli e poi uccisi.
Una vergogna per le istituzioni democratiche. Uno scandalo che grida vendetta per i numerosi politici corrotti e delinquenti che stanno dietro alle querele e alle pressioni esercitate sulla libera stampa e sulla verità.
Il 16 ottobre è stato l’ottavo anniversario della morte della giornalista Daphne Caruana Galizia, uccisa con un’autobomba nel 2017 di fronte alla sua casa di Bidnija, nel nord dell’isola di Malta.
Una giudice ha accolto l’ennesimo ricorso presentato dai legali mandante dell’assassinio di Carmen. Il 7 febbraio, poco più di cinque anni dopo il suo arresto, Yorgen Fenech è uscito dal penitenziario in cui è rimasto dal 20 novembre 2019. Decine di precedenti ricorsi presentati per ottenere la libertà su cauzione negli anni sono stati respinti per rischio di fuga, alto viste le disponibilità economiche dell’uomo, capo della principale holding del paese.
Le prove e la testimonianza del pentito Melvin Theuma, ex tassista, allibratore clandestino, usuraio e tuttofare del cocainomane conclamato Fenech, nell’autunno del 2019 strinsero il cerchio attorno al tycoon.
Le indagini per due anni avevano segnato il passo dopo l’arresto dei tre manovali del crimine ingaggiati. Il governo di Jospeh Muscat, sotto pressione degli Usa e della Fbi che aveva partecipato alle prime indagini, fu costretto a smettere di rallentare l’inchiesta. E dopo le rivelazioni dei collegamenti di Fenech con il capo di gabinetto Keith Schembri ed il potentissimo pluriministro Konrad Mizzi (entrambi a libro paga della 17 Black, la società creata a Dubai e scoperta dai Panama Papers con cui Yorgen Fenech faceva i suoi giochi corruttivi, quelli sì nel frattempo processati) Muscat fu costretto alle dimissioni.
Una inchiesta pubblica due anni fa ha sentenziato i colpevoli ritardi e le omissioni del governo nella protezione della giornalista che con il suo blog Running Commentary aveva scoperto non solo i collegamenti di Fenech con la politica, ma anche con la criminalità organizzata. Con la mafia siciliana che fornì agli ‘artificieri’ le bombe comandate a distanza affidate ai sicari. In 7 sono in galera. Ingaggiati da chi e per conto di chi? La giustizia non ha ancora dato una risposta.
Il 16 ottobre anniversario dell’omicidio di Carmen Caruana Galizia, cade nel giorno in cui una bomba è stata piazzata sotto l’auto del giornalista Rai Sigfrido Ranucci a Roma. Stesso schema, stessa vergognosa tragedia. Stesso inquietante segnale di sfaldamento delle elementari regole democratiche.